Un ammonimento alle aziende che pensano di essere furbe promettendo prestazioni che poi non erogano.

Del discorso di insediamento del Presidente del Consiglio da poco entrato in carica, mi ha colpito il passaggio sulla Giustizia Amministrativa e la necessità di porre le nostre Imprese nelle condizioni di lavorare serenamente, in un contesto di partnership tra Pubblico e Privato, nel rispetto delle regole di mercato.
Le parole del presidente Renzi al Senato lasciano poco spazio all’interpretazione: “Parto dalla giustizia amministrativa. Siamo un Paese in cui – lasciatevelo dire da chi costantemente ci batte la testa – lavorano più, negli appalti, gli avvocati che i muratori.”
La mente corre subito alla recentissima vicenda, consumatasi il mese scorso, nell’ambito del più grande contratto di refezione scolastica d’Italia, quello di Roma Capitale.
Non cito le aziende coinvolte. Poco importano i nomi di fronte a un interesse supremo: la qualità del pasto servito ai nostri bambini che hanno visto cambiare e ricambiare impresa fornitrice ben tre volte in un solo mese.
Cambi imposti a colpi di Giustizia Amministrativa, inferti da chi si è dimostrato poco accorto nei confronti della salute dei piccoli commensali.
Ci si chiede se qualcuno abbia solo pensato alle tremende conseguenze di possibili errori dovuti alle delicate fasi di cambio e ricambio gestione con gli operatori (cuochi, magazzinieri, addetti servizi) che potevano perdere la
concentrazione sul lavoro nei concitati momenti di passaggio di azienda. Ma soprattutto, nel caso specifico, penso al rischio corso con quelle derrate alimentari che sostavano nei piazzali antistanti le scuole in attesa che il gestore uscente svuotasse i magazzini e le celle frigorifere per far posto al subentrante! Per tre volte in un mese, giova ripeterlo.

Le leggi ci sono ma occorre anche calarle e applicarle nella realtà. 

Citiamo, ad esempio, il caso della fase dello svolgimento del servizio, quello concreto, in cui il legislatore aveva già fatto un passo avanti introducendo un’importante novità in merito al controllo sullo svolgimento delle atti vità oggetto di appalto pubblico, anche prima della Spending Review che ci ha investito.

Ci riferiamo in particolare alla Direzione Esecutiva del Contratto , funzione introdotta nel regolamento degli appalti pubblici, candidata ad esercitare il controllo assiduo sul corretto svolgimento della commessa in ragione del capitolato tecnico di gara, della relazione presentata dall’Impresa affidataria e delle eventuali modifiche negoziate con la Stazione Appaltante (Ente Pubblico).

Al Direttore dell’Esecuzione del Contratto, DEC brevemente, sono affidati compiti di sorveglianza e di coordinamento.
Figura che, in certe situazioni richiamate dalla Autorità di Vigilanza dei Contratti Pubblici , nella Determinazione Avcp n.5 del 6-11-13, può anche essere scelta tra professionisti esterni nella logica della terzietà di una posizione, a tutela dell’utenza, e che assume la responsabilità del coordinamento dei rapporti tra Impresa affidataria e Stazione Appaltante. *
La personale esperienza mi conduce a sostenere, con ragionevole grado di fondatezza, che la norma, se ben applicata e meglio interpretata da chi assume il ruolo (che si porta dietro anche forti responsabilità), potrebbe dare il ben servito ai “furbetti ”, mestieranti delle gare di appalto, che promettono servizi e migliorie senza fondatezza logica ed economica.
Ma il messaggio è indirizzato anche a quelle aziende che, pur essendo in grado di mantenere quanto promesso, pensano di non fornirlo successivamente in quanto non più controllate una volta affidato loro il contratto.
I risultati dell’aggiudicazione dell’ultima gara per l’installazione di distributori automatici bandita dal Ministero di Grazie e Giustizia di Roma dovrebbe farci riflettere: attenti ad abbassare troppo i prezzi e ad alzare i ristorni che prima o poi i controlli arriveranno, come nello stile di una Nazione seria, che vanta una Pubblica Amministrazione concentrata sul livello di servizio erogato ai propri cittadini e un tessuto imprenditoriale che vuole costruire assieme il nostro futuro e non solo …prendere.
Il mio personale auspicio è di poter finalmente respirare una ventata d’aria nuova, capace di mettere in un sol colpo fuori dalla porta quei sedicenti direttori commerciali di aziende che hanno pensato solo ad incrementare il fatturato utilizzando ogni mezzo, compresa la furbizia, nell’introdurre nei loro progetti di gara soluzioni ed elementi migliorativi che, almeno sulla base dello sconto sui prezzi o del rialzo sui canoni proposto, non saranno mai  realizzabili.
Attribuire la storica frase “ Fatta l’Italia occorre ora fare gli italiani” erroneamente a Camillo Benso conte di Cavour o a Massimo d’Azeglio rappresenta una disquisizione che riguarda il passato. Sostenere invece oggi:
“Fatto il Governo, dobbiamo fare gli Imprenditori” riguarda il nostro futuro.
Penso ai pochi grandi Imprenditori che hanno portato l’Italia ad essere tra le prime dieci potenze mondiali. Fatico a credere che non abbiano nei loro geni la loro buona dose di furbizia; non saprei quantificare quanta, ma possiamo scommettere che sono tutti un po’ più intelligenti che furbi.

Stefano Cecchini