Recepimento anticipato al 18 febbraio 2016 rispetto alla scadenza fissata per il 18 aprile 2016.

 

Promulgato il 12 aprile 2006 dall’allora Presidente Ciampi, il Codice dei Contratti vigente che regola il settore degli appalti pubblici di lavori, servizi e forniture, è stato modificato ben 597 volte.
Dei 624 articoli e relativi 55 allegati, di cui si compongono Codice e suo Regolamento di attuazione (DPR 207/2010), solo 114 non hanno mai subito variazioni.
Uno scenario quanto mai imbarazzante se si pensa di voler far chiarezza in un settore, oggetto della regolamentazione citata, che muove 130 miliardi di euro anno di volume di affari nel nostro Paese.
Ma “l’Italia s’è desta” e con una mossa a sorpresa, sembra voler anticipare il recepimento delle tre nuove direttive comunitarie in materia di appalti pubblici che, a quanto si legge nella legge delega al Governo, dovrebbero mettere definitivamente in soffitta Codice e Regolamento sostituendolo con un unico testo composto da massimo 200 articoli.
Tra le novità interessanti, introdotte dal Legislatore Comunitario, vi è la modifica dell’istituto dell’avvalimento che è stato reso ancora più “PRO-CONCORRENZIALE” attraverso la possibilità che l’impresa ausiliaria (quella che ha prestato i requisiti) venga sostituita ancorché nei limiti della previsione che le amministrazioni aggiudicatrici possano escludere alcune prestazioni dall’istituto.
Il disegno di Legge Delega al Governo per il recepimento delle tre Direttive in oggetto è attualmente all’esame della ottava Commissione del Senato ed i relatori hanno presentato, l’8 aprile 2015, un nuovo testo base di Legge Delega su cui dovrà discutere il Parlamento e prevede l’espressa abrogazione di Codice e Regolamento a favore di un unico testo che prenderà il nome di “codice degli appalti pubblici e delle concessioni”.

Tra le novità che appaiono nel disegno di LEGGE DELEGA troviamo l’introduzione di modalità premianti per le offerte che privilegiano aspetti legati alla territorialità ed alla filiera corta. Grande attenzione riscuote questo elemento nella sua implicita attenzione riservata alle economie locali e relative esigenze socio-ambientali, che costituiscono il tessuto portante della nostra economia.

Attenzione poi vanificata di fronte alla spasmodica rincorsa alla riduzione delle Stazioni Appaltanti che, secondo il testo, dovrebbero essere gestite da un Sistema di qualificazione in seno alla Autorità Nazionale Anticorruzione, Anac. Emerge tra l’altro la possibilità di richiedere una forma di aggregazione, almeno a livello regionale, per i Comuni non capoluogo di Provincia che vogliano bandire gare di valore superiore ad 1 milione di euro. Sistema che, di fatto, toglierebbe parte della potestà riservata alle Amministrazioni Locali.

Sempre tra le novità, interessante la creazione di un albo nazionale dei membri di commissione che potranno essere scelti con sistema a sorteggio.

La dichiarata raccomandazione per l’utilizzo della offerta economicamente più vantaggiosa, assieme alla disciplina specifica per gli appalti di servizi il cui valore della manodopera supera il 50%, tesa alla stabilità occupazionale del personale impiegato, ci sembra portatrice di un nobile intento capace di far uscire il settore dei servizi dalla mortale spirale della lotta ai prezzi più bassi a spregio di elementi qualitativi. Azioni che però potrebbero essere vanificate se, qualche esponente della nostra Politica, lontano dal mondo reale, penserà di reintrodurre le formule dell’allegato P del Codice, causa dello schiacciamento dei progetti presentati dalle imprese concorrenti sulle aggiudicazioni, di fatto, al prezzo più basso.
Ci conforta infine l’attenzione dedicata alla fase esecutiva del contratto ed il rafforzamento del ruolo del Rup, del Direttore Lavori e del DEC; certi che possibili fenomeni di corruzione non si sradicano attraverso la istituzione di sovrastrutture che fungono da centrali di acquisto ma semplicemente verificando costantemente, con competenza, il livello di servizio proposto e quello erogato dalla impresa affidataria in funzione dei prezzi proposti.
Mettere in piedi Centrali di Committenza senza controllo dei costi (ovvero di quanto costano) potrà solo allontanare il potere decisionale dal punto di governo del processo e spostare possibili fenomeni di corruttela dalla fase di aggiudicazione a quella di esecuzione, complice la distrazione o non competenza nelle fasi di controllo.

A proposito di centrali di committenza, non può passare inosservata la girandola di rinvii che si sono ripetuti: dapprima luglio del 2014 poi gennaio 2015 ed ora settembre 2015. Periodo entro il quale i Comuni non capoluogo di Provincia dovrebbero aggregarsi in centrali di committenza o ricorrere a soggetti aggregatori per poter bandire gare. Prescrizione di nobile intento, se non costasse nulla. Invece scopriamo che la parte che si riservano alcune grandi centrali di committenza va da un valore dallo 0,5% all’1,5% di altre sedicenti centrali. Ed aggiungiamo, non sul valore di aggiudicazione, presumibilmente ribassato, ma sull’importo a base d’asta. Qualcuno sostiene che comunque paga l’aggiudicatario ma un pizzico di competenza ci insegna che l’operatore economico dovrà caricare la provvigione richiesta sul prezzo offerto o recuperarla dalla gestione della commessa.

E la collettività paga.