Due sono stati gli episodi che hanno mosso l’idea di parlare di un tema molto caro a diversi soggetti

• alla Pubblica Amministrazione, con la sua implacabile sete di fonti di approvvigionamento dopo i recenti tagli dettati dalla “spending review”;
• alle Aziende della filiera che inesorabilmente stanno infilando la mortale spirale della corsa ai ribassi (o meglio rialzi dei canoni come vedremo avanti) a danno del corretto margine di contribuzione che dovrebbero portare a casa a fronte dell’investimento richiesto e del rischio imprenditoriale;
• e non ultimo, al Consumatore finale che rischia di acquistare prodotti scadenti a prezzi non in linea rispetto al mercato.

Benvenuti quindi, attraverso questa breve introduzione, nell’oscuro universo delle gare d’appalto di cui vorrei parlare con parole semplici, certo del fatto che il linguaggio tecnico paga soprattutto lo scrittore circondandolo di un’alea di mistero, ma non rende giustizia alla materia trattata o per lo meno ai lettori che vorrebbero avvicinarsi ad essa per la prima volta.

Chi opera nel settore sa bene che il sistema vending, secondo i dati ufficiali aggiornati al 2012, fattura 2,5 miliardi di euro impiegando in Italia oltre 30.000 addetti : dagli impiegati che operano nella costruzione dei distributori automatici, di cui l’Italia vanta una punta di eccellenza mondiale, ai piccoli artigiani terzisti che realizzano alcuni singoli pezzi delle macchine fino ai caricatori, che si occupano del rifornimento quotidiano dei distributori, ai tecnici specializzati in manutenzione dei distributori e a tutti gli specialisti che sono dietro ai sistemi di ordini, contabilità, controllo qualità.
Queste aziende, di solito medio piccole e nate spesso con spirito artigianale come imprese familiari, da tempo sono nel mirino dei fondi di investimento mondiali i quali si stanno lanciando verso spese importanti per acquisire loro quote azionarie.
Un tema che dovrebbe interessare molto il nostro sistema politico in un momento in cui il calo dei livelli occupazionali sta togliendo le prospettive alle future generazioni. Se non altro, dovrebbe interessare al sistema fiscale.
Ce ne ha messo di tempo il governo a capire che il 6% su un giro di affari di oltre 2,5 miliardi di euro anno corrisponde ad una cifra pari a 150 milioni di euro.
Mi riferisco alla recente variazione dell’aliquota IVA dal 4 al 10%, un’azione che difficilmente potrà influire sui livelli dei consumi – faccio fatica a pensare che il consumatore sia inibito a fronte di un aumento di meno di 5 centesimi del caffè al distributore automatico – ma riequilibra un settore le cui distorsioni si potevano ben leggere, da tempo, sui crediti IVA evidenziati nei bilanci dei grandi Gruppi.
Verrebbe da pensare che le manovre efficaci e senza grandi clamori poco piacciono al nostro sistema politico sempre in cerca di azioni populari.
L’esempio della tanto discussa tassa sulla nautica, che ha portato un gettito assai più modesto di quello del livellamento IVA nel vending e messo in ginocchio un intero settore del nostro migliore “made in Italy”, costringendo il nuovo governo a fare un passo indietro con relativa restituzione dell’imposta sulle imbarcazioni sotto i 14 metri, è fin troppo scontato.
Due episodi, si diceva, hanno ispirato la stesura di questo breve articolo di cui uno di natura giuridico amministrativa e l’altro del tutto personale.
Il primo è la recente pubblicazione della sospensiva del Tar Lombardia sulla gara centralizzata pubblicata dall’ARCA, Agenzia Regionale Centrale Acquisti, decisione la cui portata infligge un’importante battuta d’arre sto al tentativo di “ CONSIPIZZAZIONE”, scusate il termine sgrammaticato ma efficace, anche del settore del Vending.
Una sospensiva nel cui testo si fa riferimento alla evidente anti-economicità e la non sostenibilità finanziaria del servizio, conseguenti alla mancata individuazione preventiva del posizionamento dei distributori e alla clausola che garantisce all’affidatario solo l’80% del fabbisogno complessivo.
Esperienza, quella della centralizzazione delle gare di servizi, che personalmente ho già vissuto in altri settori ed i cui effetti distorsivi hanno prodotto una vera lacerazione nel tessuto imprenditoriale nazionale. A tal proposito la puntata del 2 dicembre scorso del programma di Rai 3 Report sulle Centrali di Acquisto della Pubblica Amministrazione ci dovrebbe lasciar riflettere a lungo sul rischio che anche il mercato del Vending possa andare in mano a pochi grandi gruppi che dettano regole e condizioni per poi subappaltare alle piccole aziende locali in cambio di pesanti royalties, senza alcun contributo rispetto alla qualità del servizio finale e quindi all’utente.
Per questo richiamerei l’attenzione degli operatori economici del settore a non perdere tempo prezioso attorno a chi ricama pagine intere sul concetto di servizi o concessione per la classificazione del settore vending e relativi articoli del codice dei contratti pubblici da applicare, che poi poco sostanziano se esiste la volontà del decisore pubblico di applicare criteri di trasparenza. Servizio o concessione che sia, concentrerei piuttosto le energie al fine di evitare che si vada verso il ricorso alle gare centralizzate in una logica devastante per un mercato fatto di tanti medio piccoli imprenditori.
Introduco ora il secondo episodio, questa volta personale, che ha ispirato questo breve articolo e di cui facevo cenno, con una breve riflessione. Vero che, a differenza di altri settori come la ristorazione aziendale, scolastica ed ospedaliera, l’utente del Vending paga direttamente il servizio ed è quindi “giudice supremo” grazie alla formula che prevede che la soddisfazione del cliente è uguale al prezzo pagato meno le aspettative (sc=p-a). Ma è altrettanto vero che i distributori automatici sono spesso installati in luoghi ove il cliente non può scegliere.
Sarà un caso, ma mentre scrivo questo passaggio del mio articolo mi trovo in una sala di attesa di un pronto soccorso a causa di un banale incidente.
Con il muscolo del polpaccio lesionato sono seduto su una sedia a rotelle in attesa del mio turno per la visita. Il dolore è forte ma la sete non è da meno. Di fronte a me vedo un distributore automatico che mi “tende la mano” per alleviare parte del mio disagio. Non ho tante scelte. Per mia fortuna il distributore propone prodotti di buona qualità a prezzi onesti.
Ma avrei pagato “qualsiasi cosa” per quella bottiglietta d’acqua. Ecco quindi che questo secondo episodio si lega al primo citato: la scelta del gestore da parte della Pubblica Amministrazione per l’erogazione di un servizio alla Sua utenza. E ribadisco Sua.
I distributori, nella stragrande maggioranza dei casi, vengono installati in casa Sua a servizio dei Suoi dipendenti, clienti, utenti.
Si pensi allora quanto sia importante la qualità del servizio erogato anche in nome e per conto dell’Ente che ospita i distributori e quindi la scelta dell’impresa affidataria che diventa di fatto partner nella gestione della soddisfazione globale del Cliente. Soprattutto nel settore pubblico ove l’interesse della collettività risulta superiore anche a quello dell’Ente stesso.
Torniamo allora al primo episodio e quindi all’importanza di bandire gare di appalto con capitolato chiaro in merito al:
• rispetto delle normative igieniche ed organizzative
• prezzi al pubblico
• qualità delle derrate proposte.
Il tutto imponendo un tetto massimo al rialzo dei canoni proponibili dal candidato gestore nel rispetto del consumatore da una parte e di una sana imprenditoria dall’altra che deve guadagnare il corretto margine di con tribuzione per il settore di riferimento e per gli investimenti sopportati.
E qui trova spazio la nuova figura del Direttore Esecuzione del Contratto, prevista dal nuovo codice che regola le gare pubbliche.
Una figura che l’amministrazione può anche ricercare all’esterno della sua organizzazione, nella logica della terzietà di una posizione, a tutela dell’utenza, e che assume la responsabilità del coordinamento dei rapporti tra Impresa Affidataria e Stazione Appaltante per il rispetto di quanto previsto nel bando di gara, nelle migliorie tecniche proposte e delle eventuali modifiche concordate con l’Amministrazione.
La prossima volta che vedremo pubblicata una gara di appalto – speriamo non centralizzata – potremmo pensare a tutte le occasioni che si aprono difronte a noi.

Proviamo quindi a capire:

• perché è stata bandita la gara e quali sono gli obblighi di pubblicità della stazione appaltante (ENTE PUBBLICO),
• quali soluzioni aveva il soggetto che ha bandito la gara e perché ha scelto quel tipo di gara piuttosto che un’altra,
• come possiamo rispondere al bando di gara e quali sono i requisiti per partecipare.

Ed allora benvenuti nel Pianeta Gare che non è solo carta da bollo e burocrazia, ma può proporre ottimi scenari sia per le Pubbliche Amministrazioni che hanno voglia di scegliere il miglior
partner per l’erogazione del servizio presso le proprie sedi, sia per gli operatori economici desiderosi di crescere cimentandosi con il mercato.
Benvenuti in un mondo che scopriremo attraverso l’approfondimento dei singoli temi che tratteremo nelle prossime occasioni di incontro con i lettori.